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Un 2009 meno difficile del previsto per Casagit, ma nel 2010 torniamo in rosso

Daniele Cerrato
Presidente Casagit
 

Siamo stati un po' fortunati, ma lo sbilancio nei conti della Cassa resta un problema.

Il primo test vero sui conti della Casagit del nuovo consiglio di amministrazione, nella riunione di mercoledì 23 settembre, dice che le manovre già realizzate, il lavoro martellante di gestione delle convenzioni e i controlli operati dai nostri uffici hanno dato primi importanti frutti.

Ma più di tutto ci ha aiutati la crisi economica.

Paradossalmente quello che nel 2010 sarà il nemico da battere, nell'anno in corso si è dimostrato un alleato.

Ha suggerito una cautela generalizzata a tutti gli iscritti ad istituti di categorie professionali dedicate alla salute, come il nostro, abbattendo in modo davvero importante il ricorso a prestazioni che anche il Servizio Sanitario Nazionale è in grado di offrire.

Tradotto: meno cliniche e più ospedali o, se preferite, cliniche e prestazioni in regime privato solo quando obiettivo della cura e tempi d'attesa per trovare un posto in un ospedale pubblico davvero non consentivano alternative.

A questo va certamente aggiunto il fatto che, proprio per effetto della crisi economica del nostro ente, è tornata ancora più forte la consapevolezza che la Casagit è integrativa e non sostitutiva.

Per queste ragioni il risultato della gestione corrente, che ci attendiamo nel 2009, sarà in sostanziale pareggio.

Poi c'è il grande lavoro fatto per recuperare, ove possibile, risorse. In termini tecnici si chiamano sopravvenienze, rivalse, contributi accertati e non corrisposti relativi agli anni passati.

Da tutti questi capitoli si dovrebbe registrare un avanzo di gestione intorno a 1,5 milioni di euro. Ma se a questi soldi, che ci permetterebbero di riportare il nostro fondo di garanzia sopra i 10 milioni euro, sottraiamo la "fortuna", cioè la frenata sui costi dei ricoveri rispetto al 2008, torniamo "sotto".

Quello che ci aspetta il prossimo anno è tutt'altro scenario.

Lì la crisi del mondo dell'editoria diventerà un peso vero sui nostri conti: avremo meno contributi per effetto del passaggio da contrattualizzati a pensionati dei tanti colleghi mandati a casa dagli stati di crisi, dovremo assicurare solidarietà concreta a quanti affronteranno cassa integrazione o disoccupazione e verseranno, ovviamente, molto meno degli altri ma dovranno poter fruire della Casagit come tutti.

Risultato: di nuovo un forte deficit, un disavanzo che ci portiamo dietro e che, senza interventi strutturali sulle regole di utilizzo della Casagit, rischia di non farci andare avanti più di tanto...

La nostra popolazione cambia: più anziani e contrattualizzati con redditi più bassi rispetto agli anni passati mentre i costi della sanità vanno per la loro strada, strada sempre in salita. Stiamo lavorando ad una manovra strutturale che possa essere illustrata ai colleghi entro i primissimi mesi del prossimo anno; non cambierà le regole della Cassa per un solo esercizio ma dovrà essere capace di assicurarci stabilità, solidità e governo dei conti per anni.

Sarà la somma di misure ispirate a principi di equità, rigore e solidarietà.

Eserciteremo il dovere di ascolto rispetto alle esigenze e alle indicazioni dei colleghi ma eserciteremo anche, va detto, il dovere di prendere decisioni.

Su questa manovra si gioca la sopravvivenza della Casagit ed è la nostra sfida, non solo come di amministratori della Cassa ma soprattutto come giornalisti italiani più che mai bisognosi di garanzie tanto sul proprio Welfare di categoria quanto sulla possibilità di fare liberamente il proprio lavoro.

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