Ciao Presidente Mimmo Ferrara

La sua stagione di presidente della Casagit è stata lunga, importante, ha gettato il seme per un cambio di marcia iniziato con quello della sede, da via del Fornetto all'attuale via Marocco, Eur, Roma. Ha segnato un passo politico fondamentale: la Casagit aveva finalmente una casa tutta sua, l'età degli affitti ai cugini ricchi era finita. Più in generale Mimmo Ferrara (scusate ma non ce la faccio proprio a chiamarlo Domenico) è quello che più di tutti noi che l'abbiamo seguito in questo incarico ha passato tempo, e tanto, a occuparsi dell'assistenza di giornaliste e giornalisti italiani. Dalla consulta di Napoli, come fiduciario, per poi diventare sindaco, consigliere di Amministrazione, vice Presidente e infine Presidente per 10 anni. Ha avuto ruoli importanti anche nel Sindacato, nell'Ordine dei Giornalisti, all'INPGI, insomma ha viaggiato ogni via del nostro mondo di tutele. Cose preziose, a volte sottovalutate, ma che offrono concretamente alle persone oneste, impegnate a raccontare quanto accade, qualcosa di solido su cui poggiare i piedi... anche in anni dove tutto, sanità, pensioni, lavoro, cambia in peggio. Difese che consentono, in qualche caso "consentirebbero ", di non dover mai stendere la mano o mendicare qualcosa prima di fare una domanda. Adesso che ho assolto la parte agiografica del Presidente Ferrara vi parlo della persona che ho conosciuto quasi vent'anni fa, da delegato appena eletto. Nonostante fosse la prima volta che mi candidavo uscii in testa, per una briciola, nelle votazioni della consulta di Torino. Lasciai tuttavia a chi già c'era il ruolo di fiduciario e non rivendicai nessun posto in Cda. Mimmo mi mise in una commissione statutaria che doveva cambiare la nostra carta fondamentale, per la cronaca lo Statuto lo riscrivemmo molti anni dopo (Saint Vincent 2012) e non senza che lo avessi più volte consultato. Lo fece perché, confessò, non mi capiva e voleva vederci chiaro. Con l'occasione di avermi ogni tanto a Roma mi interrogava a lungo, sorridendo, con quell'aria sorniona di napoletano furbo... un riutilizzo sensato della maschera che altri gli avevano cucita addosso. In realtà Mimmo era la più accessibile versione del "paterfamilias" nostrano calato, per di più, in un ruolo di assistenza. Ne sanno qualcosa tanti colleghi che se lo sono trovato, al Mattino di Napoli, caporedattore e alleato solo perché bravi ma senza nessuna affiliazione, in una parola politicamente fragili. In Casagit voleva che i conti tornassero e desiderava di vedere colleghe e colleghi soddisfatti. Voleva l'uovo ma anche la gallina e lavorava per questo. Con lui la nostra assistenza ammise anche i conviventi dello stesso sesso, non fu facile e nemmeno poco sfidante, precorrendo consapevolezze che sarebbero arrivate molti anni dopo. Orgoglio da vendere insomma, con lui che voleva, anzi pretendeva, comprensione, anche nelle debolezze. Questa sua cifra, la necessità di vicinanza agli altri, con un po' di paternalismo d'accompagno, accorciava le distanze ovunque si trovasse e con chiunque. Alla festa dei suoi 70 anni, in un bell'albergo di Vico Equense, il suo famiglione lo vidi tutto o quasi. Parenti e amici non si distinguevano, tanto il grado di vicinanza al festeggiato era diffuso, sostanzialmente uguale per tutti. Lo stesso Gabriele Cescutti, confessava invidia per un aspetto del Mimmo innamorato di Venezia e dove andava almeno due volte l'anno. Gabriele ribadiva il suo stupore di veneziano d.o.c. ammettendo di non conoscere nemmeno la metà delle persone che salutavano con affetto e simpatia Mimmo quando camminavano insieme per le calle di Venezia. Quell'immagine di due protagonisti delle nostre istituzioni, sorridenti e vicini, davanti alla "Ferrara nations", parenti e amici, ancora mi colpisce. Un veneziano temprato e rigoroso, un napoletano sorridente e ciarliero avevano trovato la strada dell'amicizia e della reciproca stima. Allora è vero, allora "si può fare" (per chi ne raccolga il significato cinematografico transilvano). Mimmo Ferrara sapeva fare da catalizzatore e queste reazioni chimiche accadevano, naturalmente. Sono credente, ma anche fossi ateo non sarei mai convinto che la vita finisca con la morte. Mimmo sarà da qualche parte in un cielo che ancora non conosce, ma ci metterà poco a farsi sorridere e salutare da tutti. Ciao presidente, ciao Mimmo.

Daniele Cerrato