Tutti i rappresentanti dei giornalisti ricevuti dal premier Gentiloni

Chiesta attenzione per le questioni ancora aperte della categoria. Daniele Cerrato: si apre una nuova stagione di dialogo con le istituzioni

6 dicembre 2017 - I rappresentanti dei giornalisti sono stati ricevuti questa mattina a Palazzo Chigi dal presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Per la prima volta tutti insieme nella sede del capo del governo, i vertici di Federazione nazionale della Stampa italiana, Ordine dei giornalisti, Inpgi, Casagit e Fondo di previdenza complementare dei giornalisti hanno esposto una serie di problemi urgenti e irrisolti per la categoria, a cominciare dal dilagare del lavoro precario. L'incontro era stato convocato all'indomani della manifestazione promossa il 22 novembre scorso davanti a Montecitorio da Fnsi e Ordine dei giornalisti sul tema “Libertà precaria, lavoro precario, vite precarie”.

“Essere tutti insieme e chiedere le stesse attenzioni, questa è la prima notizia”. Daniele Cerrato, presidente Casagit, commenta l'incontro di oggi con il Presidente Paolo Gentiloni a Palazzo Chigi della rappresentanza di tutti gli istituti ed enti della categoria giornalistica. “Si apre così una nuova stagione di interlocuzione con la politica e le istituzioni, nel momento più difficile dal dopoguerra per i giornalisti italiani. Importanti le parole del Premier sulla necessità, nell'era della sovrabbondanza delle news, di un'informazione libera, autorevole e professionale”.

I provvedimenti attesi e le questioni aperte
All’attenzione del presidente del Consiglio sono stati posti una serie di provvedimenti attesi da tempo, a cominciare dalle misure contro il ricorso esagerato al lavoro precario e ai contratti co.co.co. che mascherano il rapporto subordinato. Durante l'incontro si è anche parlato della mancata cancellazione del carcere per i cronisti, con il fallimento di tutte le iniziative parlamentari prodotte in questa legislatura, e delle querele bavaglio, una forma di intimidazione ai cronisti ormai sempre più diffusa.

Il presidente Gentiloni ha riconosciuto la fondatezza delle questioni e si è impegnato a verificare la possibilità di dare le prime risposte già in quest'ultimo scorcio della legislatura. Sia sulle querele bavaglio, sia sull'emergenza lavoro e sulla necessità di combattere il precariato saranno valutate forme di intervento normativo da approvare prima dello scioglimento delle Camere, mentre alle aziende editoriali riconducibili alla parte pubblica sarà chiesto di riconoscere il contratto nazionale di lavoro giornalistico anche ai giornalisti impiegati a tempo determinato o con rapporto di collaborazione.

All’incontro hanno partecipato il presidente e il segretario generale della Fnsi, Giuseppe Giulietti e Raffaele Lorusso, il presidente e il segretario del Cnog, Carlo Verna e Guido D'Ubaldo, la presidente dell'Inpgi Marina Macelloni, il presidente della Casagit Daniele Cerrato e il presidente del Fondo di previdenza complementare Enrico Castelli.

Coordinamento per la sicurezza dei giornalisti
Sempre oggi, in mattinata, si è insediato al Viminale il Coordinamento per la sicurezza dei giornalisti, organismo voluto dal ministro dell’Interno, Marco Minniti, per monitorare il fenomeno delle minacce ai cronisti e mettere a punto le necessarie misure di tutela. L'iniziativa era stata lanciata subito dopo l'aggressione ad Ostia alla troupe del programma di Rai2 “Nemo”. Al tavolo, presieduto dal ministro Minniti, hanno partecipato il Capo della Polizia Franco Gabrielli, la Fnsi (con il segretario generale Raffaele Lorusso e il presidente Giuseppe Giulietti) e l'Ordine dei giornalisti (con il presidente Carlo Verna e il segretario Guido D’Ubaldo). Al momento sono 19 i giornalisti sotto scorta e 167 i colleghi nei confronti dei quali sono state disposte misura di vigilanza, fa sapere il Viminale. 90 gli episodi di intimidazione e 73 le persone denunciate o arrestate tra gennaio e ottobre di quest’anno. In gran parte dei casi, si tratta di minacce o violenze a danno di giornalisti precari senza un regolare contratto di lavoro e privi di tutele e garanzie.