Fotografia dell'ictus: materiali e diapositive del corso

Terza causa di morte, prima di invalidità e seconda di demenza: in Italia ogni anno si registrano più di 100 mila nuovi casi di ictus cerebrale. Un'adeguata consapevolezza dei fattori di rischio, le nuove terapie e l'efficienza della rete dei centri specializzati sono fondamentali per il miglioramento degli esiti. Di questo e molto altro si è parlato lo scorso 24 ottobre al corso gratuito per giornalisti "Fotografia dell'ictus: cosa è necessario sapere per evitarlo". Organizzato da Casagit con Alice Italia onlus, moderato da Daniele Cerrato (presidente Casagit) e Antonio Carolei (Università L’Aquila), l'evento ha permesso ai circa 60 giornalisti presenti di acquisire 4 crediti formativi.

Il ruolo chiave della prevenzione
In apertura dei lavori, Daniele Cerrato ha sottolineato l'impegno costante di Casagit sul fronte della prevenzione. «La Cassa - ricorda - con il progetto "Scacco all'ictus" ha già realizzato nel 2014 uno studio che ha visto la partecipazione di oltre 2.500 giornalisti in tutta Italia, individuando due casi gravi (immediatamente trattati) e diversi con un profilo di rischio significativo. Un risultato importante per lo spessore sanitario e sociale dell'iniziativa, ma anche per il suo valore educativo. È dimostrato infatti che attraverso pochi accertamenti clinici "di routine", una corretta informazione e uno stile di vita più sano è possibile prevenire l'80% dei casi di ictus». I controlli sono poi proseguiti sabato 27 ottobre al poliambulatorio Apollodoro, alla vigilia della giornata mondiale dell'ictus, con un open day che ha consentito a oltre 100 cittadini romani di sottoporsi gratuitamente a uno screening completo per la prevenzione di fibrillazione atriale e ictus.

Razionale e obiettivi del corso
In virtù del ruolo e dell’attività di servizio pubblico che possono ricoprire i giornalisti per compiere opera educazionale e di prevenzione, il corso ha avuto l’obiettivo di informare gli operatori della comunicazione sull’ictus cerebrale, incrementandone il livello di conoscenza, alla luce dei più recenti dati disponibili e delle novità terapeutiche. Esistono possibilità concrete di intervento nelle persone “a rischio”, cioè prima che la malattia si manifesti, ma anche nelle persone che hanno già avuto sintomi transitori (TIA) o che addirittura sono già state colpite e sono sopravvissute ad un attacco acuto. Inoltre, se la malattia è curata tempestivamente in strutture specializzate, i Centri Ictus (o Stroke Unit), le probabilità di successo sono molto alte. Ma questi, come del resto i centri di riabilitazione, sono pochi e per di più dislocati negli ospedali del nord e del centro Italia. Favorire la capacità di riconoscere la patologia da parte della popolazione, al fine di ridurre il ritardo evitabile in fase pre-ospedaliera, può consentire a un numero sempre maggiore di persone di accedere alle più opportune cure specialistiche oggi disponibili.