OMS: nel 2020 oltre 600 Mln di pazienti ad alto rischio cardiovascolare

25 marzo 2016 - L'Organizzazione Mondiale della Sanità lancia l'allarme: entro il 2020 assisteremo al raddoppio delle malattie cardiovascolari. Dai 300 milioni attuali a oltre 600. Già oggi, secondo dati Istat, queste malattie sono la principale causa di morte in Italia, con 75.098 decessi nel 2012. Seguono le patologie cerebrovascolari (61.255), altre malattie del cuore (48.384) e i tumori maligni a trachea, bronchi e polmoni (33.538). Se ne è discusso alla XIV edizione del Congresso della Siprec (Società italiana per la prevenzione cardiovascolare) che si è svolto a Napoli e dove è stato presentato il Documento 2016 sulla Prevenzione Cardiovascolare Personalizzata, a cura di Massimo Volpe, professore presso il Dipartimento di Cardiologia dell'ospedale Sant'Andrea e all'Università La Sapienza di Roma. "L'Organizzazione mondiale della sanità - ha ricordato Volpe - prevede che il numero di pazienti ad alto rischio cardiovascolare, dagli attuali 300 milioni supererà i 600 milioni nel 2020. L'aumento dell'aspettativa di vita, così come l'incremento della sopravvivenza dopo eventi cardiovascolari acuti, come infarto miocardico e ictus cerebrale, contribuiscono ad accrescere il numero di persone a rischio cardiovascolare elevato o molto elevato. Da qui la necessità di puntare sulla medicina preventiva personalizzata, un approccio in grado di offrire la strategia più efficace a ogni singolo individuo, evitando trattamenti o diagnosi inutili. Con un beneficio per la salute e un risparmio in termini di spesa per i pazienti e per il Servizio Sanitario Nazionale". Circa il 40% dei malati di tumore soffre di patologie cardiovascolari legate soprattutto all'età. A questi si aggiunge un 15% che, nelle fasi più avanzate della malattia, ha una metastasi al cuore o alla sottile membrana che lo riveste, il pericardio. Un numero piuttosto elevato, dovuto al fatto che le cellule cancerose arrivano al cuore attraverso il flusso sanguigno grazie ai vasi linfatici o direttamente dagli organi vicini (come accade in genere con le neoplasie del polmone e della mammella). E alcuni farmaci antitumorali possono talvolta nuocere al muscolo cardiaco, un fenomeno più frequente di quanto si pensi e che condiziona gli oncologi nelle scelte terapeutiche. "Se è vero che i tumori oggi sono in aumento - ha spiegato Bruno Trimarco, presidente della Siprec - è anche vero che, grazie a cure nuove e più efficaci, cresce il numero di chi guarisce o sopravvive lunghi periodi. Inoltre, la stragrande maggioranza della popolazione, che ha un'aspettativa di vita sempre più lunga, va incontro più frequentemente a patologie cardiache. L'effetto combinato di questi tre fattori farà sì che nei prossimi anni si verifichi un incremento notevole di persone contemporaneamente affette da problemi cardiaci e tumore. Per queste ragioni - ha sottolineato Trimarco - il malato oncologico con patologie cardiache deve essere gestito da medici cardiologi e oncologi. La chemioterapia, infatti, causa una percentuale ancora troppo elevata di danni a un cuore sano o deteriora ulteriormente un cuore già malato. Prima di scegliere la terapia è bene individuare e trattare eventuali fattori di rischio cardiovascolari (ipertensione, colesterolo alto, diabete) e valutare alterazioni subcliniche della funzione cardiaca". Per Trimarco "la prevenzione cardiovascolare personalizzata per i pazienti oncologici è destinata a migliorarne l'aspettativa di vita, permettendo cure più efficaci e un migliore decorso della malattia a tanti pazienti sottoposti a chemioterapia".