Salute. Dimezzare consumo sale riduce rischio ictus e malattie cardiache

7 marzo 2016 - Dimezzando il consumo di sale giornaliero si può ridurre significativamente il rischio di ictus e di malattie cardiache. È una delle informazioni emerse nel corso della Settimana mondiale sulla riduzione del consumo di sale promossa dal World Action on Salt and Health (Wash), che si è appena conclusa. In Italia il consumo medio giornaliero è pari a 10 grammi, di cui il 75% proviene dai prodotti acquistati nei negozi come pane, prodotti da forno, formaggi e salumi. Queste quantità sono di gran lunga superiori alle indicazioni stabilite dai nuovi Livelli di assunzione di riferimento di nutrienti ed energia per la popolazione italiana (Larn), che sottolineano come dimezzare l'assunzione di sale da 10 a 5 grammi al giorno possa ridurre del 23% il rischio di ictus e del 17% il rischio di malattie cardiache. Allo scopo l'Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi) propone una serie di consigli pratici e semplici trucchi da utilizzare per orientarsi in cucina nella cottura dei cibi e nella scelta dei prodotti. "Cosa fondamentale - dichiara Marco Buccianti, dietista e consigliere nazionale Adi - è leggere bene le etichette e preferire i prodotti che contengano una quantità di sale inferiore a 0,3 grammi per 100 g. Ridurre gradualmente il consumo di sale nella nostra cucina e alimentazione non vuol dire affatto rinunciare al gusto, ma migliorare la nostra sensibilità gustativa e farci apprezzare il sapore naturale del cibo". Gli esperti raccomandano per il dosaggio di utilizzare il cucchiaio da minestra, meglio se da caffè come unità di misura casalinga, perché di facile reperimento e pratico. Altro suggeriemnto, “Scegliere prodotti freschi piuttosto che confezionati è una regola importante da ricordare e mettere in pratica più possibile, in quanto il sale presente nei cibi freschi è molto inferiore, circa 10%. Ancora, il momento migliore per aggiungere il sale nell’acqua di cottura della pasta è quello dell’ebollizione, per facilitarne velocemente la dissoluzione e regolarne correttamente la quantità al fine di raggiungere l’equilibrio di sapidità, mentre nella cottura delle carni e del pesce il sale deve essere aggiunto solo dopo la cottura in modo da renderla gustosa e mantenere intatta la succosità. Ma quale sale scegliere? Quello iodato è sale da cucina al quale viene aggiunto iodio sotto forma di ioduro o di iodato di potassio. I suoi utilizzi sono molto importanti, in quanto aiuta la tiroide a sintetizzare gli ormoni tiroidei. È indicato anche nei bambini, per combattere la carenza iodica ed evitare i possibili deficit che ne possono derivare. In ogni caso bisogna stare attenti alle controindicazioni, che riguardano, ad esempio, chi soffre di ipertiroidismo. Il sale rosa è quello più puro, ricco di ben 84 sali minerali e di oligoelementi. Il particolare colore rosa deriva dall’alto contenuto di ferro, non viene sottoposto a nessun tipo di sbiancamento, ha meno cloruro di sodio rispetto al sale da cucina è quindi da favorire nei casi di ipertensione. Il sale nero ha anch’esso meno contenuto di cloruro di sodio rispetto al sale bianco da cucina, contiene tracce di carbone indicato nei disturbi gastrici e intestinali. Il sale marino integrale, un esempio è quello di Cervia non essiccato artificialmente, noto come “sale dolce”, non perché con minore capacità salante, ma perché privo di retrogusti amari, e quindi più apprezzato nella gastronomia e nella produzione di salumi e formaggi. Mantiene la sua naturale umidità attorno al 2%, è solubilissimo e contiene molti oligoelementi come lo iodio, lo zinco, il rame, il manganese, il ferro, il magnesio e il potassio, poiché va incontro ad un solo processo di centrifuga a differenza dei cinque processi subiti dai sali comuni che sono in commercio.