Studio: l'olfatto può dirci come stiamo invecchiando e rivelare patologie degenerative

4 aprile 2016 - Per invecchiare bene ci vuole naso. Potremmo sintetizzare così l'importante ricerca, tutta italiana, che ha dimostrato come sia proprio l'olfatto a scandire i tempi dell'invecchiamento. Nello studio i meccanismi di invecchiamento naturale del sistema olfattivo sono stati infatti valutati nella popolazione generale e con sorpresa è stato rilevato che questo senso non diminuisce linearmente con l'età e quindi con l'invecchiamento anagrafico. Si tratta di una scoperta nuova e sensazionale per le patologie neurologiche, fatta dal gruppo di ricercatori che in precedenza aveva già pubblicato l'importanza dell'olfatto nella diagnosi della malattia di Alzheimer. Sono stati infatti identificati tre fenotipi differenti: quello giovanile, quello maturo e quello dell'anziano, che sono età-dipendenti ma non distribuiti linearmente nella popolazione ed è emerso che il fenotipo "anziano" può essere presente anche in una persona giovane (fungendo quindi da spia di una patologia degenerativa incipiente). Finora il meccanismo di invecchiamento naturale dell'olfatto e il suo declino in assenza di una malattia conclamata rimaneva poco chiaro; così è stato studiato questo meccanismo tramite la misurazione di uno dei parametri chiave della funzione olfattiva in una popolazione sana, dall'infanzia alla vecchiaia. Per il loro studio i ricercatori hanno impiegato anche un naso elettronico. La ricerca attuale può essere considerata una pietra miliare nella valutazione della funzione olfattiva nelle diverse patologie età-correlate, ed è già disponibile in rete pubblicato sulla prestigiosa rivista "Oncotarget". Primo autore è il dottor Andrea Mazzatenta, dell'Università di Chieti (già borsista nella Sezione dipartimentale di Neurologia dell'Aoup diretta dal professor Ferdinando Sartucci, docente dell'Università di Pisa), così come il professor Camillo Di Giulio. Lo studio è stato realizzato insieme a colleghi della Scuola Normale Superiore di Pisa (dottor Alessandro Cellerino), dell'Istituto di Neuroscienze del Cnr-Pisa (dottor Nicola Origlia), della Sezione dipartimentale di Neurologia dell'Aoup (lo stesso professor Sartucci e il dottor Davide Barloscio) e dell'Università dell'Aquila (professor Luciano Domenici).