Diritto alla salute e spesa sanitaria privata: un pilastro da costruire insieme

8 giugno 2018 - Lo scorso anno sono state 150 milioni le prestazioni sanitarie pagate di tasca propria dagli italiani, per una spesa totale di quasi 40 miliardi di euro: circa 655 euro pro capite. Un fenomeno che ormai riguarda 2 cittadini su 3 ed è in continua crescita, a un ritmo più alto della spesa complessiva per tutti i consumi. E che non sembra appannaggio solo di chi se lo può permettere. Per 7 famiglie su 10 a basso reddito si tratta infatti di esborsi gravosi: sono tanti quelli che hanno dovuto tagliare i consumi, o addirittura indebitarsi, per potersi pagare le cure. I dati, contenuti nell’ultimo rapporto Censis-Rbm salute e presentati a Roma all’8° edizione del Welfare Day, fotografano gli effetti di una crisi dall’impatto molto pesante sulla vita quotidiana.

A sottolineare funzione e ruolo del secondo pilastro all’insegna della solidarietà - con l’assistenza integrativa Casagit dedicata ai giornalisti e ai loro familiari, e un’offerta aperta e diversificata con Casagitservizi - la presenza al Welfare Day di una delegazione guidata dal presidente di Casagit Daniele Cerrato, dal direttore generale Francesco Matteoli e dal presidente di Casagitservizi Giampiero Spirito.

Cresce la spesa privata, crescono le diseguaglianze
Senza un adeguato intervento sulla spesa out of pocket, nel giro di meno di dieci anni la spesa privata può superare la soglia dei mille euro all’anno a testa. Con un effetto regressivo sociale, oltre che economico e sanitario, in grado di esasperare le diseguaglianze e produrne di nuove. Servono quindi nuove soluzioni, capaci di coniugare equità e sostenibilità. Secondo gli autori dello studio, la sanità integrativa - aperta a tutti i cittadini o costruita su base occupazionale - potrebbe intermediare il 66% della spesa privata attuale, contenendo l’out of pocket e riducendo il fenomeno della rinuncia alle cure. Non solo: rendendo più efficiente la risposta alla domanda di salute (rispetto a una spesa privata individuale difficilmente governabile), si libererebbero risorse da reinvestire nel welfare del Paese.

Un modello integrato sul territorio
Di certo se il SSN continua ad arretrare (a causa di scarso finanziamento, tagli alla spesa pubblica, carenza di personale, aumento dei costi per l’assistenza a malati cronici e non autosufficienti, ingresso nel mercato di nuovi farmaci e terapie ecc) e se il secondo pilastro si limita a duplicare le prestazioni del primo, la sanità integrativa rischia di fallire l’obiettivo. O di trasformarsi in qualcosa di diverso, lontano dai principi di equità e universalità. È quanto sottolinea anche il terzo report della Fondazione Gimbe sulla sostenibilità del SSN, secondo il quale - in assenza di adeguato rifinanziamento del servizio pubblico - c’è il rischio di creare una sanità a doppio binario. Il report della Fondazione Gimbe conferma che la spesa delle famiglie sfiora ormai i 40 miliardi di euro, ma non rileva alcun allarme sul suo incremento, stabile al 18% tra il 2000 e il 2016. L'out of pocket sembra quindi correlato più a fenomeni di consumismo sanitario nelle regioni più ricche, che non a emarginazione sanitaria.

È comunque necessaria un’innovazione di sistema per contrastare povertà e diseguaglianze, recuperare il valore del mutualismo, a partire da un’effettiva integrazione sul territorio tra primo e secondo pilastro, senza sprechi e sovrapposizioni. In tal modo, con il coinvolgimento attivo di istituzioni, portatori di interesse e una reale partnership pubblico-privato, si potranno assicurare percorsi di prevenzione, assistenza e cura appropriati, efficaci e sostenibili. Un modello che Casagit, in particolare attraverso poliambulatorio Apollodoro Casagitservizi di Roma, sta già concretamente realizzando.