Le sfide del welfare integrativo, tra vecchi bisogni e nuove coperture

7 aprile 2017 - Assistenza per i non autosufficienti, gestione di invalidità e cronicità, tutela di famiglia e genitorialità, sostegno all’avvio dell'attività produttiva e lavorativa. Sono molteplici le prossime sfide che attendono gli operatori del welfare integrato: casse di previdenza, fondi pensione e tutti i soggetti che operano nel campo della sanità integrativa (fondi, casse sanitarie, società di mutuo soccorso). Se ne è parlato al convegno “I nuovi bisogni sociali tutelabili dal welfare integrativo” che si è tenuto il 5 aprile a Roma, nella sede della Fondazione Enpam. L’incontro è stato l’occasione per fare il punto sull’operatività di questi soggetti istituzionali, le buone pratiche già avviate e le iniziative per i nuovi bisogni tutelabili a vantaggio degli iscritti. Le prospettive demografiche e il progressivo invecchiamento della popolazione, insieme all’andamento economico del nostro Paese, stanno infatti portando alla luce nuovi bisogni sociosanitari e inedite prospettive per la tutela delle opportunità professionali: da qui la necessità di rimodulare le strategie e gli interventi per offrire coperture innovative in questo “welfare mix dinamico”.

Il ruolo del welfare aziendale
Del resto, come sottolinea il Welfare Index Report 2017, l’attenzione delle piccole e medie imprese nei confronti del welfare integrativo è in crescita, anche se si tratta di iniziative ancora sporadiche e non di sistema. Di contro la macchina pubblica, alle prese con tagli e riduzione delle spese, è in difficoltà: la forma di assistenza più praticata dallo Stato è il riconoscimento e l’erogazione di indennità, a fronte però di servizi che restano troppo spesso inappropriati. Un buon modello per una riallocazione più efficiente delle risorse è rappresentato dal Piano nazionale cronicità, grazie a un approccio centrato sulla persona (e non sulla malattia) e all’integrazione delle prestazioni sociosanitarie: dopo il varo nel 2016, se ne attende ora un’utile applicazione sul campo. Quello della non autosufficienza e della cronicità è comunque un settore in cui la domanda è in costante aumento: investire nella cosiddetta “silver economy” potrebbe rappresentare un’opportunità di sviluppo e crescita economica per l’intero sistema Paese, con ricadute positive sui più fronti: da una migliore integrazione pubblico-privato a una mappatura completa dei servizi, da un maggior livello di appropriatezza delle prestazioni alla promozione di una cultura della domiciliarità (per garantire l’autonomia della persona), fino a nuovi modelli di residenzialità qualitativamente certificati.

Il secondo pilastro del sistema salute
Nell'ambito della salute, l’assistenza sanitaria del futuro non potrà fare a meno di una buona governance (che stabilisca in modo chiaro compiti e funzioni degli attori coinvolti) e di un’analisi dei dati capace non solo di rispondere alla domanda di salute, ma anche di anticipare i trend sanitari - nella prospettiva di una sanità predittiva. Una buona lettura e interpretazione dei dati consente infatti di allestire prodotti ritagliati sui bisogni effettivi della persona, disegnare piani sanitari appropriati, migliorare la rete delle strutture e razionalizzare i costi delle prestazioni.

Oggi, l’operatività economica dei fondi sanitari supera di poco i 3,5 miliardi di euro all’anno (a fronte di quasi 35 miliardi di spesa complessiva out of pocket): i margini di manovra sono dunque enormi. Tanto più perché la stessa spesa pubblica, per quanto riordinata anche grazie al varo dei nuovi Lea, nelle attuali condizioni economiche non può crescere ulteriormente. Il “secondo pilastro” della sanità diventa perciò fondamentale, anche nella visione dello stesso Ministero della Salute, attento e disponibile a una riflessione sull’anagrafe dei fondi e a una revisione strutturale e normativa del ruolo della sanità integrativa. L’obiettivo, comune, rimane quello di fornire assistenza e cure adeguate, in una prospettiva sostenibile per tutti.