Ocse: ogni italiano spende in media 500 euro l'anno in farmaci

29 aprile 2016 - Cinquecento euro l'anno. È la cifra che ogni italiano spende mediamente in farmaci. Più della media Ocse, ma meno di Francia, Germania, Irlanda e Belgio. Lo rivela il rapporto dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), "Spesa farmaceutica e politiche pubbliche: trend passati e sfide future". Secondo lo studio i medicinali che 'pesano' di più sono quelli contro l'ipertensione e il diabete. La spesa farmaceutica media dei paesi Ocse, è stata nel 2013 di circa 800 miliardi di dollari, in pratica se ne va in farmaci un euro su 5 sul totale della spesa sanitaria. E per il futuro le stime parlano di una ulteriore fortissima crescita dovuta a una maggiore accessibilità a nuovi e costosi farmaci, come quelli per la cura di cancro, epatite C, sclerosi multipla, malattie rare, ipertensione polmonare. Tanto che le previsioni a livello globale, fornite dell'IMS Institute for Healthcare Informatics, parlano per il 2018 di una crescita del 30% rispetto al 2013. Cifre rispetto alle quali l'Ocse mette in guardia: "l'aumento dei costi per i farmaci speciali suggerisce che vi è la necessità di una rivalutazione radicale delle pratiche tariffarie per i nuovi prodotti". Per quanto riguarda invece la sola spesa farmaceutica territoriale, attualmente, corrisponde a 515 dollari procapite (454 euro) ed è pari al 15% della spesa sanitaria complessiva. In questo panorama, l'Italia con 572 dollari (505 euro), spende la metà degli Usa ma il doppio della Danimarca, che si trova ai piedi della classifica. I nostri connazionali risultano in particolare settimi, su 34 paesi Ocse, nella classifica di quelli che spendono di più per farmaci contro l'ipertensione e ottavi per farmaci contro il diabete, mentre solo 21esimi per quanto riguarda colesterolo e depressione. In crescita ma non per questo sufficiente a uscire dal fondo della classifica, il mercato dei generici, che rappresenta solo il 20% della spesa farmaceutica totale in Italia, mentre in Messico, Regno Unito e Germania arriva all'80%