Sanità. Gimbe e Cgil: da Def colpo di grazia a SSN

13 aprile 2016 - La Fondazione Gimbe lancia l'allarme dopo l'approvazione del Documento di economia e finanza 2016, avvenuta venerdì scorso da parte del Consiglio dei ministri. Cifre alla mano, spiegano gli esperti, il documento "conferma il trend del progressivo definanziamento del servizio sanitario nazionale, che nel 2019 scenderà al 6,5% del Pil, collocando l'Italia in fondo ai paesi Ocse, con il rischio concreto di ridurre l'aspettativa di vita dei cittadini". Secondo le previsioni del Def, nel triennio 2017-2019 il Pil crescerà in media del 2,8% per anno, mentre la spesa sanitaria aumenterà annualmente a un tasso medio dell'1,5%: in dettaglio, dai 113,3 miliardi stimati per il 2016, la spesa sanitaria dovrebbe arrivare a 114,7 mld nel 2017, a 116,1 nel 2018 e 118,5 nel 2019. Queste previsioni, sottolinea Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, "sono uno specchietto per le allodole" e il perché è presto detto: "Negli ultimi anni la sanità ha ricevuto sempre meno di quanto previsto dal documento programmatico del Tesoro. L'esempio del 2016 è paradigmatico: dai 117,6 miliardi stimati dal Def 2013, siamo scesi a 116,1 con il Def 2014 e a 113,4 con il Def 2015, per arrivare a un finanziamento reale di 111 miliardi, comprensivi di 800 milioni da destinare ai nuovi Lea". Cartabellotta è chiaro: "Se le stime del Def su aumento del Pil e spesa sanitaria sono corrette, al di là di slogan populisti e promesse vane, la chiave di lettura è solo una: crescendo meno del Pil nominale, la spesa sanitaria non coprirà nemmeno l'aumento dei prezzi. Di conseguenza la sanità pubblica, a parità di potere di acquisto, nel prossimo triennio disporrà delle stesse risorse solo se la ripresa economica del Paese raggiungerà previsioni più che ambiziose. In caso negativo, sul SSN non potranno che abbattersi ulteriori tagli". Ma il dato più preoccupante, denuncia Gimbe, è che, secondo le stime del Def, nel triennio 2017-2019 il rapporto tra spesa sanitaria e Pil decrescerà dello 0,1% anno, attestandosi al 6,5% nel 2019. Ebbene, sottolinea Cartabellotta, "il 6,5% è una soglia d'allarme che desta enormi preoccupazioni per la salute dei cittadini, al di sotto della quale secondo le stime dell'Oms si riduce l'aspettativa di vita. Finiremmo in fondo ai paesi Ocse, dopo essere già stati richiamati, con la revisione del SSN di gennaio 2015, a garantire che gli sforzi in atto per contenere la spesa sanitaria non vadano a intaccare la qualità dell'assistenza". Inoltre, denuncia la Fondazione, tutto questo avviene in un "clima di grande sintonia tra Stato e Regioni. Il comma 680 della Legge di Stabilità rimandava al 31 gennaio di ogni anno la proposta delle Regioni sul contributo alla finanza pubblica, lasciando ulteriori margini di recupero di risorse per la sanità". L'Intesa Stato-Regioni dell'11 febbraio, rideterminando il fabbisogno sanitario nazionale in 113 miliardi per il 2017 e in 115 mld per il 2018, da un lato "ha fornito ragionevoli certezze alle Regioni, dall'altro ha sancito che il contributo alla finanza pubblica per gli anni 2017-2019 graverà quasi del tutto sulle spalle della sanità (3,5 miliardi per il 2017 e 5 miliardi per il 2018 e 2019), assolvendo le Regioni dal compito di presentare proposte e il Governo da quello di valutarle, fatta eccezione per i residuali 480 milioni". Secondo Cartabellotta, "in un'ottica di finanza pubblica siamo indubbiamente di fronte ad una strategica intesa Stato-Regioni, oculatamente non data in pasto ai media. E l'11 febbraio 2016 rischia di passare alla storia come la data in cui Stato e Regioni hanno assestato il colpo di grazia al SSN". Alle stesse conclusioni arriva anche il report realizzato da Stefano Cecconi, responsabile Politiche della salute, non autosufficienza, terzo settore, dipendenze della Cgil e pubblicato sul sito www.sossanita.it. "ll fondo - spiega Cecconi - rimane ben al di sotto della crescita del Pil nominale e non copre nemmeno l'aumento dei prezzi". "Il risultato, precisa il Def, è possibile associando le riduzioni di spesa per beni e servizi a quella per il personale, dunque si continuano a colpire servizi, prestazioni e condizioni di lavoro". Anche Cecconi sottolinea "il crollo dell'incidenza della spesa sanitaria sul Pil" al 6,5% nel 2019, "cioè al di sotto del livello di rischio per la salute indicato dall'Organizzazione mondiale della sanità. Il colpo assestato al SSN, e quindi al diritto alla tutela della salute e alle cure, rischia di essere mortale".