Il nostro saluto ad Andrea Leone - Casagit

Il nostro saluto ad Andrea Leone

 

 

 

NON TI DARÒ CONSIGLI

di Gianfranco Giuliani

“Non ti darò consigli. Ti dico: buon lavoro”.

L’ultima estate, l’ultimo incontro. Lui, Andrea Leone, garante dell’esercizio di democrazia che chiamiamo elezioni, io designato ad assumere la responsabilità che era stata sua per otto anni, dal 2001 al 2009, in un’altra stagione di radicale trasformazione di Casagit.

Parole essenziali, l’intensità di uno sguardo, un sorriso.

“Grazie presidente” è tutto ciò che sono riuscito a dire. E che oggi desidero ripetere.

Con Andrea ci eravamo incrociati nelle stanze dell’Associazione lombarda dei giornalisti e ci eravamo ritrovati nella sala dell’Assemblea nazionale dei delegati di Casagit. Era l’anno della grande crisi – non solo contabile – e della svolta verso una nuova stagione di sacrifici ragionevoli e di ritrovata stabilità.

“Presidente, ho un bel po’ domande, vorrei capire…”.

“Ci vediamo a Milano, a casa mia, ti preparo un caffè e ne parliamo…”.

Sento ancora il calore di quella tazzina, nella villetta all’ombra dei palazzi della sua città. Ci salutammo dopo due ore di dialogo intenso e leale. Non tutto mi era stato chiarito, non tutto mi aveva convinto, ma avevo avuto le risposte che cercavo e avevo riconosciuto un’evidenza: di quella persona mi potevo fidare.

Fu l’inizio di un coinvolgimento, di un rapporto, di una stima, di un’amicizia mai esibita.

Non molto tempo dopo ci saremmo confrontati di nuovo in Mondadori, a Segrate. Dibattito pubblico quella volta, sul presente e sul futuro di Casagit, davanti a una platea di colleghi che avevano già deciso per chi tifare. Andrea giocava in casa e vinse con classe, senza infierire. Io feci palestra e ancora una volta, alla fine, lo ringraziai.

La vita ci ha riservato molte altre occasioni e non ha mai scalfito quella prima evidenza.

“Non ti darò consigli. Ti dico: buon lavoro”.

Non lo dimenticherò, presidente. Non ti dimenticherò.

 

AVEVA RAGIONE

di Gianfranco Summo

“Lascia perdere”, mi direbbe ora Andrea Leone se sapesse che non riesco a trattenermi dallo scrivere di lui. E mi sembra di sentirlo, con il suo accento milanese così diverso dal mio e il suo abituale sorriso ironico e bonario.

Andrea era quanto di più lontano si possa immaginare dal protagonismo, detestava le celebrazioni (figuriamoci quelle autoreferenziali), era di poche parole e preferiva la concretezza. Da presidente della Casagit gestì la prima rivoluzione generazionale nel mandato che si concluse nel 2009, quando l’impostazione pionieristica delle origini non bastava più e serviva una guida manageriale. Non esitò a prendere decisioni impopolari, in tal senso, cambiando rotta quando servì farlo e traghettando la Cassa verso una conduzione amministrativa e contabile moderna, affidandola a nuove forze e investendo sui giovani.

Da lui ascoltai le prime intuizioni sulle opportunità di una Casagit aperta ai cittadini e non solo ai giornalisti. Aveva ragione. E seguì le sue ragioni, a beneficio della Casagit, disinteressandosi di critiche e giudizi personali ingenerosi.

Ci sorrideva sopra, tirando una boccata dal suo immancabile mezzo sigaro.

Ciao presidente, mi fermo qui prima che l’emozione mi faccia scrivere qualche aggettivo di troppo e tu mi dica “…eh, te l’avevo detto di lasciar perdere…”.

 

IL TUO SORRISO

di Grazia Napoli

Ti ricorderò sempre con il sorriso. Quello che mi ha accolto il mio primo giorno in Cda; quello che hai portato ai miei colleghi lucani nelle tue assemblee in giro per l’Italia; quello che mi hai sempre riservato fino alla nostra ultima assemblea. Ho i tuoi quadri nel mio ufficio in Casagit.

Mi ricorderanno sempre il tuo sorriso. Ciao Andrea

 

ANTICIPARE GLI SCENARI

di Giampiero Spirito

Andrea Leone è stato il presidente che mi ha accolto nella prima esperienza di delegato. E fu lui ad inserirmi in un gruppo di lavoro che si sarebbe occupato di nuovi contratti e freelance. Una conoscenza che si è rivelata molto utile nelle decisioni future per costruire l’attuale sistema Casagit.

La bellezza della nostra storia è questa: anticipare gli scenari piuttosto che inseguire i cambiamenti. Con determinazione e con un sorriso sereno. Come ci ha insegnato il caro presidente Leone.

 

QUELLO CHE HO CAPITO

di Daniele M. Cerrato

Ci vuole un tempo di silenzio per tirare fuori qualcosa che possa, in qualche modo, aggiungersi alle tante cose giuste dette su Andrea Leone. E’ stato il mio presidente e il mio predecessore, di entrambe le cose lo ringrazio. La sua capacità di essere vicino agli altri e il suo desiderio di essere ben voluto lo hanno reso una persona di cui era evidente subito onestà, signorilità, correttezza e cuore grande. Qualità che, per qualche disperso idiota nel nostro mondo di scribacchini, potevano nascondere il significato del cognome che evocava ruggiti. Lui, che ne aveva una sorta di licenza, non ne fece mai, non ne ebbe bisogno per difendere l’ente nel suo momento peggiore e consentirgli un futuro.

Se non ci fosse stata questa pacata fermezza l’allora Cassa di assistenza dei giornalisti italiani forse non sarebbe sopravvissuta alla sua stagione più critica, agli anni di bilancio 2007 e al baratro 2008. Non sarebbe oggi una mutua nazionale che si gioca la partita in un perimetro grande quanto il Paese. Lui seppe stare apparentemente fuori dall’occhio del riflettore, con un sorriso e un sigaro agli aromi più sdolcinati in bocca, magari intento in un solitario sul computer, a volte anche mentre ti stava parlando. Erano giusto separé di comprensibile timidezza, ma la forza, quando autentica, non ha bisogno di esibizioni, nemmeno se ti chiami come il re della foresta. Quella stagione mi evoca i ricordi più vivi di Andrea, in particolare quelli dei mesi che portarono a due scelte e una nuova rotta.

Leone fu il presidente che fece alla Casagit il più approfondito esame del sangue, il test più rude e veritiero. Capovolse l’onere della prova e chiese il passaggio dal bilancio per cassa a quello per competenza. Detta così, un po’ oscura e tecnica, potrebbe sembrare una mossa contabile senza implicazioni politiche. In realtà fu la prima cartina al tornasole a dire che un mondo apparentemente opulento si avvicinava al tramonto. Sapere con esattezza quante energie amministrate venivano impiegate nell’anno, dal 1° gennaio al 31 dicembre, senza poter arretrare il conteggio finale in ossequio ai numeri, fu la prima di una serie di docce fredde che ancora oggi piovono sulla categoria giornalistica.

Quando furono evidenti, con numeri e relativi patemi, che la Cassa non sarebbe sopravvissuta senza manovre fino allora politicamente impensabili, nel travaglio di tante correnti alla ricerca dell’energia di un voto, Andrea tirò fuori dal vestito il Leone che c’era sempre stato ben sapendo che i cacciatori se la sarebbero presa con lui.

Avevamo allora una direzione generale affidata a persona non all’altezza di quel passaggio o forse solo tecnicamente impreparata ad affrontarlo. Quella fu la seconda manche della partita che ha permesso a chi gli è succeduto di portare avanti la storia di Casagit. Andrea Leone mi presentò l’allora candidato – in realtà aveva già deciso – a guidare la direzione generale dell’ente: Francesco Matteoli.

Il fatto che mi trovassi in posizione privilegiata, in prima fila, mi permette di ricostruire un pezzo di carattere dell’artefice di quella svolta. Come vicepresidente, e amico di Andrea, rimasi colpito – stupito no – da come inanellò ogni passaggio di quella straordinaria stagione. Ricordo di un collega, rappresentante di una di quelle nostre benedette spaccature che pudicamente chiamiamo “correnti” per darne fluidità e speranza di direzione unica, che si presentò con un calcolo complesso ma sbagliato sui conti e sul futuro della Cassa. Gli fu detto che erano numeri gettati a caso e lui rispose orgoglioso “qui dentro c’è tanto lavoro”. Come spiegare che partendo da numeri errati e procedendo in direzioni confuse difficilmente ci si azzecca? Io non avrei saputo farlo, Leone sì. Semplicemente disse “hai sbagliato e noi faremo così”. Sorriso, sigaro, saluti.

La decisione contestata era di introdurre un contributo per i nuclei famigliari. Passai i successivi due anni a difenderla e spiegarla in ogni Assostampa italiana. Ancora per altri anni – forse qualcuno ne è rimasto – conteggiammo i numeri dei “no tax” calcolando anche come quella misura fosse stata, unita alla chiarezza dei numeri conteggiati sui 12 mesi dell’anno solare, la prima mossa capace di far risollevare la testa alla Casagit. Quante pressioni abbia subìto, a mia insaputa e del Cda, non saprei dire. A giudicare da quante ne ho avute io, che ero giusto un “vice”, la catasta doveva essere pesante. Andrea la portava con eleganza, con le sue camicie a righe spesse, con i colletti e polsini d’altri tempi, con i due occhiali, uno sulla testa e uno sul naso, come a voler vedere bene, ostinatamente, non solo la terra, ma anche il cielo.

Mi sono aggrappato a un ricordo lungo mesi per dire qual era il Leone che ho visto all’opera… una persona che già mi manca e ci mancherà. A tutti quanti l’hanno amato un abbraccio e la più sincera vicinanza.

 

TI ABBIAMO VOLUTO BENE

di Marina Cosi

Andrea Leone, se n’è andato, ucciso a 75 anni da un Covid infido che – nonostante le tre dosi di vaccino e una vita prudente – ha profittato dei suoi problemi di salute. Veniva dall’agenzia Ansa quando è approdato ad Italia Oggi, la bella avventura d’un quotidiano speciale, inventata da Marco Borsa, e durata poco più che lo spazio d’un mattino. Approdato lui e molti altri di noi, giovani allora e decisi a fare un giornalismo che non guardasse in faccia nessuno. Chiamati da Marco Borsa, geniale, allora alla Stampa, redazione che stava un piano sopra quella dell’Ansa nel Palazzo dei Giornali di piazza Cavour. Ora sono scomparse da lì anche le varie testate – coi nuovi inquilini ad oscurare pure il mosaico di Sironi. Un’avventura bellissima, ma breve (la testata sopravvisse ma come un guscio con altri contenuti): Marco se ne andò in Mondadori e Andrea pure. E tutti noi, chi prima chi poi, provvedemmo all’esodo verso altri giornali. Ma vivere assieme un’avventura così rinsalda i legami e così fu per tutti noi ex.

Per Andrea due o tre testate, non ricordo quali e in fondo poco importa, sino all’ultima che fu Auto Oggi. Intanto in Mondadori Andrea era entrato nel cdr. Va detto che la nostra generazione nata subito dopo la guerra le battaglie ce l’aveva nel sangue. Dal Comitato di redazione al Consiglio nazionale Fnsi, dalla vicepresidenza Casagit alla presidenza e per due mandati.

A dargli l’ultimo addio è stata la figlia Alice, avuta dal matrimonio con Susanna Camusso; chiamata in ospedale quando ormai Andrea aveva perso conoscenza. Poi è partito il tam tam informativo, prima ad Andreino, il figlio adottivo, poi alla sorella, quindi agli amici, anche grazie a Maxia amica che gli fu compagna. Un grande dolore per noi tutti, per gli amici della sua componente che ora si chiama Nuova Informazione ma fu Autonomia e Solidarietà e fu Rinnovamento, col nucleo di Gruppo di Fiesole, insomma un gruppo di colleghi solidali, di compagni (si può ancora dire?) che non si sono mai persi di vista. Addio Andrea, ti abbiamo voluto molto bene. D’altronde non era possibile fare diversamente.

 

MAI SOPRA LE RIGHE

di Alberto Pizzorni

Andrea Leone era una persona perbene. 
Ho avuto la fortuna di essergli accanto per quattro anni, mandato 2005/2009, in qualità di presidente del Collegio Sindacale. Non è stato un quadriennio facile, anzi, caratterizzato dal cambio del sistema contabile. Momenti complicati durante i quali Andrea ha dimostrato la sua capacità di ascolto, la calma, l’assumersi la responsabilità degli errori anche quando ne era marginalmente coinvolto, la sua dote di mediazione, mai una parola sopra le righe pur avendo avuto a che fare con molto fuoco amico.

Lo voglio ricordare alla sua scrivania, con il suo onesto sorriso, pronto ad aiutare.